Gioco d’azzardo, perché è così attuale?

Benda, Blind, Capelli, Ragazza, Donna, Legato

Il gioco d’azzardo è un business che vale miliardi di euro, tanto che i primi dati parziali relativi all’anno 2018 evidenziano un numero di puntate registrate in Italia pari a 106,8 miliardi di euro. Insieme al cospicuo e crescente giro di soldi, aumenta anche il problema sociale del gioco d’azzardo, aggravato da politiche confuse e contraddittorie, che da un lato supportano il bilancio delle entrate che arriva allo Stato mediante il gioco, dall’altro invitano a realizzare progetti e percorsi di prevenzione e riduzione dei rischi nei contesti quali scuole, strade, centri sociali e aggregativi, presso gli esercenti.

La stessa confusione è simile al processo che ha visto per lungo tempo, e vede attualmente, le sostanze psicoattive nel mirino di quella zona grigia tra istituzioni e libera scelta personale, ponendo continuamente la domanda: fin dove arriva una e inizia l’altra?

Ricordiamo come le azioni di contrasto al commercio, alla detenzione, alla diffusione e all’assunzione di droghe hanno portato a quella divisione tra “leggere” e “pesanti” che in realtà, nell’ecologia dello stato psicofisico della persona, non viene assimilata come differenza, ma come continuum, insieme a più fattori incidenti quali la capacità di scelta critica, le proprie soft skills, il contesto socio-relazione in cui si è immersi, gli aspetti educativi vissuti nello sviluppo, la situazione familiare passata e attuale.

Riflettendo proprio su questo continuum e sui fattori incidenti possiamo renderci conto di come qualsiasi comportamento possa divenire patologico, se non vi si pone consapevolezza e se non viene preso in carico. 

Allora ci chiediamo: “Ma perché tante persone “cadono” nel gioco d’azzardo patologico? Perché sta delineandosi come problematica sempre più diffusa e presente?”

Principalmente per l’offerta di azzardo: è ovunque, dai bar alle tabaccherie, in tutti gli spazi d’aggregazione.

Secondariamente, si è invogliati, ammaliati, dalla retorica, come ad esempio quella del Gratta e Vinci, e dal ricordo di una vincita, anche piccola, che crea soddisfazione e si aggancia a quei neurotrasmettitori che ci dicono “Ecco, ce la puoi fare anche tu!”.

Infine, si è indotti dall’ambiente che ti circonda, da quei fattori socio-relazionali e familiari citati in precedenza, e i numeri confermano questo ultimo punto: il 25% degli adolescenti italiani ha un familiare che pratica il gioco d’azzardo e il 58% dei giovani ha avuto esperienza di gioco.

Per queste motivazioni e su questi contesti la prevenzione ha l’obiettivo di agire, principalmente attraverso l’implementazione dello strumento comunicativo, del dialogo, dello svelare i tabù per renderli meno paurosi e più affrontabili. Gli stessi incipit che guidano le azioni di prevenzioni su tutti i comportamenti di dipendenza, accompagnando a un vera scelta critica spesso difficile, per i tanti condizionamento sociali che viviamo, ma assolutamente possibile.

Dunque la prevenzione gioca un ruolo essenziale nell’arginare il fenomeno della dipendenza da sostanze d’abuso  così come delle dipendenze comportamentali (GAP, sex addiction, internet addiction, shopping compulsivo, etc.). Pertanto, come sostenuto anche dal Ministero della Salute, è essenziale definire strategie integrate focalizzate sia sulla potenzialità delle capacità personali (ad esempio competenze socio-emotive e relazionali) sia su azioni di conferma e di rinforzo dell’ambiente di vita attraverso i metodi “life skills education” e “peer education”.

In ambito familiare diventa fondamentale, semplicemente, non isolarsi ma confrontarsi, chiedere aiuto o pareri a familiari, amici ed esperti, proprio per evitare quella negazione, rimozione o sospensione del problema tipico del protagonista di episodi di dipendenza e del suo contesto di vita, in cui gli osservatori esterni divengono i supporti per attingere a possibilità alternative ai comportamenti di consumo.

Perché, come ci insegna il saggio Luigi Pirandello, “La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce e dove dunque l’estraneo siete voi” (Da “Uno, nessuno e centomila”).

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