L’adolescenza è ricerca di senso. Intervista a Francesca Battaglia

Psicologa e psicoterapeuta della Cooperativa Sociale Open Group, Francesca Battaglia lavora insieme al team di operatori ed educatori dello spazio e dei servizi di Area 15, progetto per giovani consumatori del Comune di Bologna . A lei, Drugadvisor ha chiesto il primo contributo di riflessione del nuovo anno per i suoi lettori. Lo ha fatto, in particolare, sul tema portante che caratterizza il lavoro di questo portale – dedicato al rapporto tra adulti e giovani, genitori e figli in relazione all’arcipelago di argomenti che gravitano intorno al tema del consumo di sostanze: l’adolescenza e i cambiamenti che la caratterizzano.

Dott.ssa Battaglia, come sono cambiati i modi di vivere l’adolescenza?
Gli odierni adolescenti sono quei bambini cresciuti nel pieno della crisi economica, della precarietà, della crisi dei valori e di quella che Bauman definisce “società liquida”. I macro riferimenti quali lo Stato, la Chiesa e la politica sono sempre più evanescenti e privi di potere educativo per le nuove generazioni, che hanno tuttavia e parimenti gli stessi bisogni delle generazioni che li hanno preceduti: punti di riferimento per transitare verso l’età adulta. Non a caso, da tempo l’adolescenza come periodo di vita si sta dilatando sempre di più.

Quali effetti determina questa incertezza di riferimenti?
Gli adolescenti di oggi vivono, molto più di un tempo, le preoccupazioni per il futuro dettate dalle condizioni di globale incertezza lavorativa e sociale. Nel frattempo, devono rispondere alle richieste dei genitori e della scuola e la forbice tra i bisogni di attendere alle aspettative sociali e l’incertezza del futuro è molto ampia. Il vuoto che si crea in questa divaricazione produce non di rado ansia, disturbi del sonno, della memoria e depressione come indicato dalla recente ricerca di Raimondo Pavarin, un vuoto che viene colmato e calmato anche dall’utilizzo di sostanze sotto forma di autocura. Ecco, così, l’uso sempre più spiccato di alcol, tabacco e cannabinoidi.

Con cosa si identificano, a quali modelli si ispirano gli adolescenti?
L’imperativo sociale “prima il dovere poi il piacere” è stato sostituito da “godere, divertirsi e consumare…”. In poche parole, vali per quello che hai e non per quello che sei. Se nel momento in cui stai faticosamente definendo te stesso, il mondo circostante appare instabile, incoerente ma contemporaneamente pressante nelle sue richieste, l’identificazione dell’adolescente è altamente confusa.

Qual è il ruolo degli adulti e dei genitori?
Il nostro compito è di ricostruire e restituire un senso a tutto questo, a un ambiente più sicuro per quanto possibile, almeno a livello familiare e amicale, sostenere e dare supporto a questi ragazzi. Come hai passato il tempo coi tuoi amici? Com’è andata oggi a scuola? Come hai speso i soldi che ti ho dato ieri? Ci sembrano domande banali e scontate da rivolgere ai ragazzi. Ma, dalla ricerca che citato, emerge tutt’altro: chi consuma più sostanze rispetto ai suoi coetanei non riceve queste attenzioni da parte degli adulti di riferimento. Penso che la tendenza, almeno di chi non governa le leggi di mercato che ha tutt’altri interessi, debba cambiare rotta, postulo un ritorno all’essere e non all’avere, come indica il mio maestro Erich Fromm.

In che modo?
Cominciamo da noi stessi, dal dare meno importanza all’apparenza, agli oggetti e al possedere e di più alle relazioni, alle emozioni, al sentire, alla ricerca di significato e comprensione. Contenere le ansie, a mio avviso, più che giustificate dei nostri adolescenti, deve partire da noi stessi.

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